lunedì 18 settembre 2017


A  PROPOSITO  DI  STUPRI: IL  PENSIERO  DEL  SENATORE   VINCENZO  D’ANNA
Renzo: amici…siete venuti  a conoscenza delle polemiche suscitate dalle dichiarazioni del Senatore Vincenzo D’Anna,  esponente di primo  del gruppo A. L. A. ?
Totò: si, ho sentito qualcosa sul dilagare del fenomeno degli stupri,  ma ancora non ho ben capito  cosa c’entri il Sen. D’Anna.
Renzo: spiego anche per chi non conosce affatto la vicenda. E’ avvenuto che il Sen. D’Anna, intervenendo a un dibattito sui vari casi di stupro perpetrati negli ultimi mesi nel nostro Paese, ha espresso il suo pensiero su questi drammatici fatti ai microfoni di Radio Cusano Campus, l’emittente dell’Università di Studi Niccolò Cusano.
Ludovico: cosa ha detto per suscitare così tante polemiche?
Renzo:  dopo aver puntualizzato che non è affatto maschilista, ha proseguito affermando che “il corpo della donna è oggetto e fonte di desiderio da parte dell’uomo. E’ un istinto, sarà primordiale, sarà ancestrale, quello che volete. …Le donne hanno un appeal che è diverso dagli uomini, potrei parlare degli ormoni, dell’aggressività. Certe volte un tipo di abbigliamento, un tipo di contesto,  fa pensare a dei soggetti che siano una manifestazione  di  disponibilità….”
Giacomo: riprendo il termine usato dal Sen. D’Anna  per dire che proprio il “contesto”  socio/politico in cui viviamo avrebbe dovuto indurlo  a meglio riflettere prima di esprimersi in questi termini. Espressioni quanto meno censurabili, anche per l’alta carica ricoperta dal Sen. D’Anna
Lorenzo: se sono queste le persone che ci rappresentano ai massimi livelli e svolgono anche il ruolo di legislatori c’è proprio da preoccuparsi!
Ludovico: prof. Vezio quale consiglio darebbe al Sen. D’Anna?
Vezio: veramente avrei da dargli non uno ma tre consigli. Gli direi: Senatore, dopo aver ascoltato il suo intervento sul problema degli stupri, mi permetta tre semplici consigli:
-I° FACCIA SI’ CHE GIAMMAI  LA SUA LINGUA PRECEDA IL PENSIERO.
-II° SIA PIU’ AVIDO DI ASCOLTARE CHE DI PARLARE.
-III° IN CERTE CIRCOSTANZE FACCIA SILENZIO, OPPURE DICA, DOPO AVER BEN RIFLETTUTO, COSE MIGLIORI DEL SILENZIO.
(Dai Dialoghi svolti al Circolo della Concordia)
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Giuseppe Castronovo

giovedì 14 settembre 2017


                                   CONTRADDIZIONI ROMANE
 L’ACQUA SCARSEGGIA MA ROMA E I ROMANI SONO CON L’ACQUA ALLA GOLA

Salvo: amici…ma questi  Romani sono proprio degli sfigati!
Totò: come mai questa tua esternazione?
Salvo: leggo come voi, ascolto i telegiornali come voi e ho notato che quando parlano di Roma incominciano con una litania che oramai ho imparato a memoria:
-A. T. A. C. , cioè Azienda Trasporti Pubblici: “prossima al fallimento”;
-Rifiuti urbani e Igiene ambientale: “la città non offre ai turisti una bella immagine di sé e dell’Italia tutta”. E grazie alla presenza di rifiuti  urbani non sempre raccolti con la tempistica programmata  molto spesso i turisti incontrano gruppi di topi a passeggio per le strade capitoline.
Giacomo: per non dimenticare cosa è venuto a galla quando la Magistratura ha scoperchiato la gestione politico amministrativa della nostra Capitale! MAFIA CAPITALE E’ DIVENTATO IL SOTTOTITOLO FISSO DI ROMA CAPITALE.
Tutto ciò mi fa capire perché – così come ci dicono le cronache giornalistiche – Roma e i suoi abitanti oramai  sono con l’acqua alla gola.  Questa è la mia opinione.
Ludovico: e la sua, Prof. Vezio, qual è?
Vezio: in effettui quante disavventure sulle spalle della nostra Capitale! Chi non ricorda poi la “vicenda Casamonica”? Una vicenda che ha  messo una seria ipoteca sull’immagine di  questa Città davvero disastrata.
Roma? Amici miei ancora una volta è il simbolo delle italiche contraddizioni .
Marco: in che senso?
Vezio: l’amico Giacomo ci dice che Roma e i Romani ormai sono con l’acqua alla gola”.  Una bella metafora che nella sua palese contraddizione evidenzia il dramma della nostra Capitale.
Ludovico: prof. dove sta la contraddizione?
Vezio: i Romani con l’acqua alla gola (ed è proprio così) proprio nella stagione estiva di un’annata nella quale la scarsità di precipitazioni, provocando il quasi prosciugamento del lago di Bracciano, ha fatto temere per l’approvvigionamento idrico della città.
(Dai dialoghi svolti al Circolo della Concordia)
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martedì 12 settembre 2017


                          CANZONE  DEI  DODICI  MESI
Proseguiamo nella lettura e riflessione del testo della canzone composta da Francesco Guccini intitolata
“Canzone dei dodici mesi” soffermandoci a riflettere sul mese di settembre.

                    “Settembre è il mese del ripensamento sugli anni e sull’età,
                      dopo l’estate porta il dono usato della perplessità, della perplessità…
                      Ti siedi e pensi e ricominci il gioco della tua identità,
                      come scintille brucian nel tuo fuoco le possibilità, le possibilità…

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sabato 9 settembre 2017


           QUALCHE  CONSIGLIO  DI   MONTESQUIEU  AI  POLITICI

“Meno si ha da riflettere, più si parla.  Pensare è parlare a se stessi; e quando si parla a se stessi, neanche viene in mente di parlare agli altri”.

(Montesquieu)

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Giuseppe Castronovo


lunedì 4 settembre 2017


                        SETTEMBRE  NELLA  POESIA  ITALIANA

                                                     Pastori d’Abruzzo
                                     Settembre, andiamo.  E’ tempo di migrare.
                                      Ora in terra d’Abruzzi  i miei pastori
                                      lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
                                      scendono all’Adriatico selvaggio
                                      che verde è come i pascoli dei monti.
                                      ……
                                      ……
                                     Ora lungh’esso il litoral cammina
                                     la greggia. Senza mutamento è l’aria.
                                     Il sole imbionda sì la viva lana
                                     che quasi dalla sabbia non divaria.
                                     Isciacquio, calpestio, dolci romori.

                                     Ah perché non son io co’ miei pastori?
                                                                                       Gabriele D’Annunzio

Il Poeta, autentico figlio dell’Abruzzo (nasce a Pescara il 12 marzo 1863, muore a Gardone Riviera  in provincia di Brescia il I° marzo 1938), esprime in questa famosa lirica un acceso e malinconico pensiero ai pastori delle sua terra che, in settembre, dai monti scendono nella pianura per trovare un clima più mite e pascoli più abbondanti  per le loro greggi, anche nella stagione invernale.  Pensiero che si sublima in amore quando il Poeta per ben due volte  (alla II^ riga della I^ strofa e alla riga conclusiva) fa precedere il sostantivo pastori dall’aggettivo possessivo miei. Non sfuggirà al lettore come i verbi della prima strofa  andare, migrare, lasciare, scendere  riescono ad accentuare il senso di malinconia che accompagna il ricordo dei luoghi della sua infanzia in uno dei momenti più suggestivi  della vita agropastorale: la transumanza. Da notare, poi, come nella riga conclusiva il Poeta, pur sapendo di non appartenere più a quel mondo , manifesta comunque  il desiderio di stare con i suoi pastori.

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Giuseppe Castronovo